NAV




Con due nomi come questi si va sul sicuro. Il primo dei due CD, NAV-gate, presenta López e Duncan quali cesellatori di vibrazioni spesso al limite dell'udibile, tant'è vero che il playback in cuffia porta delle novità all'orecchio che dalle casse non si colgono, se non nel silenzio totale. Il colore del suono appare scuro, galattico, in un limbo che contiene anime ormai pronte a fare il salto verso il centro della terra per capire finalmente quale sia l'origine del tremore continuo della terra stessa. Pochi tocchi percussivi separano le parti ed alla fine ci si ritrova disorientati, bisognosi di comprendere eppure consapevoli di forze nuove a noi invisibili. Il secondo disco, NAV-FLEX, parte da una specie di "fulmine" elettroacustico, un lampo secco di frequenze che partono insieme, come in un accordo, ma che poi si dividono, si rincorrono e quasi spariscono per poi tornare a farsi vedere da lontanissimo, meteoriti non impazzite ma guidate dalla stessa grande forza centripeta che convoglia la mente ed il corpo verso l'unitą assoluta: il raggiungimento della perfezione.

Si tratta di scegliere da quale parte stare: ci sono artisti che, con la loro opera, ti aprono la mente piu‚ di mille libri, solo grazie ad un semplice concetto portato ad analisi; John e Francisco sono tra questi. Altrimenti, continuiamo pure a recitare a memoria brani tratti da scritti altrui, solo per farci belli... ma rimarremo piccoli piccoli.

Massimo Ricci



Doppio CD per John Duncan e Francisco López, ognuno dei quali ha lavorato su materiali sonori raccolti e prodotti assieme all'altro musicista. Il pezzo di Duncan, "FLEX", è tra i suoi lavori più elusivi, che cattura le nostre menti e le conduce in un universa fatto di sfumature sottilissime, pulsazioni profonde e nascoste, soffi sonori sospese. Lavoro organico, FLEX si sviluppa per oltre un'ora, espandendosi come se fosse materia viva secondo una forte e necessaria tensione interiore. Qui Duncan sembra riprendere il discorso lasciato con THE CRACKLING, approfondendo ancora di più la riflessione sulla forze invisibili di dimensioni extro-umane che regolano il corso dell'esistenza, tema affrontato in maniera originale tramite la creazione di forti metafore sonore: impulsi microscopici o spazi immensi disegnati da suoni distesi, forti nella loro presenza e allo stesso tempo carici di allusioni: pensiamo a certi film di Herzog in cui la minuziosa descrizione della scalata di una montagna non è mai soltanto una scalata, e la lotta contro il fiume non è mai soltanto lotta contro il fiume. L'austera struttura di FLEX ci sfida al confronto con un suono che progredisce lento assumendo forme diverse ma sempre consequenziale le une alle altre, riempiendo tutto lo spettro sonoro o alleggiando in vuoti immensi: una colata di lava, travolgente nel suo incedere e devastante nella sua calma. Il lavoro, frutto dell'attenzione ad ogni minimo dettaglio e di un suono estremamente lavorato, lancia una sfida alletante o quanti amano perdersi in costruzioni sonore complesse.

Altro discorso per il CD di López, "gate", che presenta un carattere più marcatamente digital tra morbide frequenze ed esili glitches interpolati a momenti di vuoto assoluto, che fanno sorgere forti dubbi relativi al facile uso dell'azzeramento sonoro come presunta dichiarazione concettuale. Al di là di ciò, anche nei momenti che appaiano più elaborati i suoni non sembrano avere una direzione precisa; le frequenze dilatate e le variazioni tonali, che in alcuni momenti riescono ad ammaliare, sembrano però riencorrersi in una sala di specchi, ripresentandosi più e più volte: è forse proprio il continuo rispecchiare se stessi, fino a rasentare la maniera, a non appogare negli ultimi lavori di López, poco convincenti nella costruzione sonora e troppo spesso carenti di densità strutturale.

Daniela Cascella, Blow Up, Settembre 2001